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sabato 7 novembre 2009
venerdì 6 novembre 2009
Downshifting: scalando marcia si vive meglio
Le avvisaglie di un cambiamento di coscienza collettivo si stanno progressivamente palesando nel comportamento e nelle abitudini delle persone, sempre più stanche di rincorrere inutili miraggi professionali e di seguire regole deumanizzanti che riducono la vita a consumo e abnegazione per il lavoro. Il downshifting (letteralmente scalare marcia) è la cessazione o il rallentamento consapevole del ritmo lavorativo, una scelta personale che può fare la differenza, un fenomeno incalzante che ha già coinvolto 16 milioni di persone in tutto il mondo. Un numero significativo che parla da se. Sono già in molti, soprattutto tra i cosiddetti benestanti, a riconoscere e percepire l'insensatezza di un sistema che ricatta per funzionare, che richiede la totale partecipazione dell'individuo, quasi sempre, a discapito di una vita soddisfacente e creativa. Il downshifting può sembrare ad alcuni una scelta coraggiosa, comunque riservata a chi ha precise risorse o addirittura inapplicabile ma, pensandoci bene, come si può rinunciare a persone, sentimenti, aspirazioni, situazioni, gioia, senso di avventura, agli anni migliori, per ripetere ogni giorno le stesse azioni, il più delle volte prive di passione, e vedere le stesse identiche persone come noi immerse nell'apparente ineluttabilità dei propri obblighi? Come possiamo barattare una vita vera dettata dalle nostre reali ispirazioni e capacità, con una vita da schiavi, relegati e inscatolati in un ufficio (quando va bene) per produrre la ricchezza necessaria a sostentarci e a consumare beni poco necessari o totalmente inutili? Lo facciamo solo perchè lo fanno tutti ed è così che va la vita? Oppure per poter dire "anch'io esisto" e sono socialmente integrato? Lasciate spazio al dubbio e senza razionalizzare assaporate l'eventualità di poter mollare tutto per fare finalmente ciò che preferite. Se per voi fosse possibile, ammesso che sappiate ancora cosa vi piacerebbe fare, non lo fareste?
Questa consapevolezza è qualcosa che si sta rafforzando, sia pur lentamente, e che rappresenta l'impellente desiderio di riprendersi il diritto di vivere un'esistenza piena e adeguata ai propri ritmi. Slegarsi da un modello di vita e di pensiero così consolidato per riottenere la libertà non è un'impresa facile e presuppone un'intenzione lucida e ponderata. Questa strada richiede un certo tempo per essere intrapresa e un'attenta pianificazione. Cito una sintesi di alcuni concetti tratti dal libro "Adesso basta" di Simone Perotti (ex manager): "Ridurre o lasciare il lavoro per cambiare vita non è cosa che si possa fare in qualsiasi momento, scappando da un nemico crudele che ci ha oppresso fino a farci desistere né tantomeno deve essere una scelta esistenziale da associare alla sconfitta. Deve essere una scelta consapevole, chiara, pianificata da tempo e portata avanti con determinazione e ottimismo. Cambiare la propria vita per provarne un'altra o molte altre, per provare se stessi con altri abiti addosso deve essere un sogno positivo in cui sfocia la nostra energia".
Solo una visione del mondo basata sulla curiosità, lo spirito di avventura e sulla fede nella vita come "fabbrica del possibile" può portare ai risultati ricercati. Per operare il cambiamento deve avvenire una trasformazione interiore: un individuo demotivato, che rimugina sui fallimenti passati, sarà infelice dovunque, salvo per l'istante della novità. Qualunque luogo e condizione (ricchezza, povertà, ecc.) offre identiche possibilità, cioè, essere felici o infelici. L'inizio di una nuova vita necessita di una coscienza libera. Non dobbiamo prendere una decisione così importante quando siamo nella polvere, prima dobbiamo rialzarci, rassenerarci, fare bene un'altro tratto di strada e poi cambiare, col cuore in pace. Continuare a vivere una sorta di "Sindrome di Stoccolma" con il sistema quando in realtà nel nostro profondo, seppellito tra certezze più o meno guadagnate, pulsa l'anelito verso qualcosa di veramente appagante, è l'ipocrisia più grande a cui si possa indulgere. Ma, si sa, il sistema droga e trattiene le sue prede, non accetta mezze misure, parziali adesioni, o tutto o niente. Con chi non lo sostiene è spietato, se non segui le sue regole niente privilegi e questo è indubbiamente un forte deterrente. Inoltre niente status, niente gingilli con cui giocare o apparire. Se fosse davvero impossibile togliersi queste "manette", allora come si spiega l'entità del fenomeno?
Anche se ormai siamo ridotti ad un ammasso di individui privi di intuito, freddi calcolatori di profitto personale e sudditi di una società cinica, edonista, fatua e distruttiva, anche se ormai abbiamo gettato la spugna e nemmeno più crediamo esista un'alternativa sostenibile o magari aspettiamo che la nostra fatica dia prima o poi dei frutti, sempre più impauriti dal futuro e a rischio di "agenti tossici" come la noia e l'assenza di senso, anche se siamo per la maggior parte del nostro tempo in preda ad una mente sabotata fin dall'infanzia, per alcuni di noi è stato possibile compiere questo salto verso la libertà. Non è un'utopia. Questo va ricordato così come è bene ricordare che "qualcuno" vuole che il mondo resti in questo stato e che tutto continui a degenerare. Se ciò sta accadendo sotto i nostri occhi è solo perchè noi accettiamo passivamente questo assurdo gioco. Per liberarsi dal sistema bisogna essere già liberi poichè l'ostaggio che non vuole abbandonre il suo rapitore non riuscirà mai a lasciarlo.
"Per un vero viaggio di scoperta non occorrono posti nuovi ma occhi nuovi" Marcel Proust
La Storia delle cose Pt. 1
La Storia delle cose Pt. 2
La Storia delle cose Pt. 3
Tratto da:
http://coscienzaevoluta.blogspot.com
martedì 3 novembre 2009
L'UE FINANZIA UN PIANO "ORWELLIANO"
DI IAN JOHNSTONtelegraph.co.uk
L’UE finanzia un piano “Orwelliano” di intelligenza artificiale per monitorare la gente in cerca di “comportamenti anormali”
L’Unione Europea sta spendendo milioni di sterline per sviluppare tecnologie “Orwelliane” progettate per scandagliare internet e le immagini delle telecamere a circuito chiuso in cerca di “comportamenti anormali”. Un programma di ricerca quinquennale, chiamato Project Indect, punta a sviluppare programmi informatici che funzionino da “agenti”, monitorando e processando informazioni da siti internet, forum di discussione, server, reti peer-to-peer e perfino singoli computer. Tra gli obiettivi principali c’è la “rilevazione automatica di minacce e comportamenti anomali o violenza”.
Project Indect, che ha ricevuto quasi 10 milioni di sterline di finanziamento dall’Unione Europea, coinvolge il Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord (PSNI) e gli scienziati informatici dell’Università di York, oltre a colleghi di altri nove paesi europei. Shami Chakrabarti, direttore del gruppo per i diritti umani Liberty, ha descritto l’introduzione di queste tecniche di sorveglianza di massa come un “passo sinistro” per qualsiasi nazione, aggiungendo che su scala europea diventa particolarmente agghiacciante.
La ricerca Indect, iniziata quest’anno, arriva mentre l’UE prosegue nell’espandere il suo ruolo nella lotta al crimine e al terrorismo e nella gestione delle migrazioni, aumentando il suo budget in questi settori del 13,5% fino a quasi 900 milioni di sterline. La Commissione Europea chiede una “cultura comune” nell’applicazione delle legge, da diffondere in tutta l’UE, e l’addestramento di un terzo delle forze di polizia – più di 50 mila unità nel solo Regno Unito – in materie europee entro i prossimi cinque anni.
Secondo il think-tank Open Europe, la crescente enfasi sulla cooperazione e la condivisione dell’intelligence vuol dire che molto probabilmente le forze di polizia europee avranno accesso a informazioni sensibili in possesso della polizia britannica, incluso il database dei DNA. Ci si aspetta anche che il numero dei cittadini britannici estradati in base al controverso mandato di arresto europeo possa triplicare.
Stephen Booth, un analista di Open Europe che ha collaborato alla stesura di un dossier sull’agenda europea di giustizia, ha detto che questi sviluppi e progetti come l’Indect sanno di “Orwelliano” e alimentano seri dubbi sulla libertà individuale. “Queste a mio avviso sono tutte cose piuttosto preoccupanti. Questi progetti implicherebbero una grossa invasione della privacy e i cittadini devono chiedersi se l’UE dovrebbe investirvi le loro tasse”, ha dichiarato. “L’UE non ha un sufficiente equilibrio di poteri e non ci sono prove che qualcuno abbia mai chiesto “ciò è davvero nell’interesse dei cittadini?”. Miss Chakrabarti ha detto: “Schedare intere popolazioni al posto di individui sospetti è un passo sinistro per qualsiasi società”.
“È già abbastanza pericoloso a livello nazionale, ma su scala europea diventa particolarmente agghiacciante”. Secondo il sito ufficiale del Project Indect, avviato quest’anno, gli obiettivi principali del progetto comprendono “sviluppare una piattaforma per la registrazione e lo scambio di dati operativi, l’acquisizione di contenuti multimediali, la gestione intelligente di tutte le informazioni, la rilevazione automatica di minacce e il riconoscimento di comportamenti anomali o violenza”. Si parla della “creazione di agenti assegnati a un monitoraggio automatico e continuo di risorse pubbliche come siti web, forum di discussione, reti utenti, server, reti peer-to-peer e singoli computer, per costruire un sistema online di raccolta di informazioni di intelligence, sia attivo che passivo”.
Il sito web del dipartimento di informatica dell’Università di York spiega nel dettaglio come il suo compito sia quello di sviluppare “tecniche linguistiche computerizzate per la raccolta di informazioni e apprendimento dal web”. “Il nostro focus è sulle nuove tecniche di word sense induction, risoluzione dell’identità, estrazione dati sulle relazioni, analisi dei social network e sentiment”, si legge.
Un altro progetto di ricerca finanziato dall’UE, denominato “Adabts” – la rilevazione automatica di comportamenti anomali e minacce in luoghi affollati – ha ricevuto circa 3 milioni di sterline. La base del progetto è in Svezia, ma tra i partner c’è il Ministero degli Interni britannico e BAE Systems.
L’obiettivo è di sviluppare modelli di “comportamenti sospetti” per rilevarli automaticamente utilizzando telecamere a circuito chiuso (CCTV) e altri metodi di sorveglianza. Il sistema analizzerebbe il tono della voce della gente, il modo in cui i corpi si muovono e traccerebbe gli individui nelle folle.
Il Dott. Jorgen Ahlberg dell’Agenzia svedese di ricerca della difesa, coordinatore del progetto, ha detto che il sistema aiuterebbe semplicemente gli operatori di CCTV a rendersi conto di quando stanno per arrivare i problemi. “Di solito la gente non inizia a picchiarsi da un momento all’altro”, ha detto. “Prima litigano e si spingono. Non è esattamente “Oh, vi state spingendo, dovreste essere arrestati”, ma è giusto per allertare un operatore che sta succedendo qualcosa. “Se si tratta di un centro commerciale, puoi mandare una guardia di sicurezza nelle vicinanze e probabilmente certe cose [le risse] non succederebbero”.
Open Europe ritiene che le informazioni raccolte da Indect e altri sistemi del genere potrebbero essere usati da un ente poco conosciuto, il Joint Situation Centre dell’UE (SitCen), che si sostiene essere “effettivamente l’inizio di un servizio segreto dell’UE”. I critici hanno detto che potrebbe evolversi nella “CIA d’Europa”. Il dossier spiega: “Il SitCen è stato fondato inizialmente per monitorare e valutare eventi e situazioni mondiali per 24 ore al giorno con un focus sulle regioni a rischio di crisi, terrorismo e proliferazione di armi di distruzione di massa. Comunque, dal 2005, il SitCen è stato utilizzato per condividere informazioni anti-terrorismo.
“Un ruolo più ampio del SitCen dovrebbe preoccupare perché l’ente è avvolto da una totale segretezza. L’espansione di quello che in effetti è l’inizio di un “servizio segreto” dell’UE desta interrogativi fondamentali sul controllo politico negli stati membri”.
Il commissario Gerry Murray, del PNSI, ha detto che il principale ruolo del suo servizio sarebbe di verificare se il sistema, che a suo dire potrebbe operare a livello nazionale o europeo, possa essere uno strumento utile per la polizia. “Gran parte del progetto è [al momento] molto accademico e scientifico. I nostri budget si stanno riducendo, le nostre risorse umane anche e stiamo cercando tecnologie informatiche che ci aiuteranno nei prossimi cinque anni a ridurre il crimine e combattere le gang criminali”, ha dichiarato. “All’interno del Project Indect c’è una tavola etica di cui si terrà conto: se è permesso dalla legislazione del paese che lo userà, chi lo controlla e se è conforme ai diritti umani”.
Ian Johnston
Fonte: www.telegraph.co.uk
Link:http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/6210255/EU-funding-Orwellian-artificial-intelligence-plan-to-monitor-public-for-abnormal-behaviour.html
19.09.2009
tratto da:
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA PAOLO VIRGILIO
domenica 1 novembre 2009
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